SE7TIMI IN QVINTA [dialogo critico]

massa critica | davide tommaso ferrando davide capellero pietro bongiovanni

Con il beneplacito di Davide Capellero e Pietro Bongiovanni (recentemente laureatisi in Architettura per il Restauro e Valorizzazione del Patrimonio presso il Politecnico di Torino) pubblico in questo post il dialogo critico scaturito dal nostro confronto sulla loro tesi di laurea magistrale, basata sul concorso per la nuova manica di accoglienza di Villa della Regina.

L’analisi del loro progetto, a mio parere problematico in più punti e, per questo motivo, inadeguato a una pubblicazione all’interno della sessione “under 30″ del sito, è stata infatti occasione per lo svolgimento di una serie di riflessioni di più ampia portata su alcuni temi fondamentali dell’architettura – linguaggio, materiali, strategie, coerenza, riduzione, retorica, funzione -, che abbiamo ritenuto comunque opportuno, nonché utile, pubblicare integralmente all’interno della sessione “massa critica”.

Ringraziando, dunque, Davide e Pietro per il loro sforzo di auto-critica, auguro a tutti gli interessati una buona lettura!

DTF

© Davide Capellero, Pietro Bongiovanni

Il luogo in cui è prevista la realizzazione della nuova manica di accoglienza, è un sito di notevole valore paesaggistico e simbolico, per troppo tempo dimenticato dalla città di Torino. Progettare il nuovo intervento significa dunque, non solo confrontarsi con la Villa e il suo giardino, ma relazionarsi con la collina e con l’intera città. Significa accettare la sfida del confronto sapendo di dover necessariamente intervenire in modo discreto ma coraggioso, evitando atteggiamenti troppo timidi o eccessivamente invadenti rispetto al luogo. Ma significa soprattutto ridisegnare e ridefinire gli equilibri di uno spazio ricco di storia.

L’obiettivo è stato dunque quello di accettare il confronto con il contesto scegliendo un’architettura schietta, ben riconoscibile. La composizione architettonica è partita dallo studio dei dimensionamenti e volumetrie della Villa stessa. Riscontrando misure modulari all’interno del Compendio si è potuta disegnare una griglia da inserire nell’area di intervento. Il risultato ha condotto alla progettazione di un nuovo ambiente, diviso in sette campate, compositivamente e formalmente legate alla trama della Villa ed ai giardini. Questa scansione riproposta in facciata, che funge da quinta scenica, ha suggerito il motto “SE7TIMI IN QVINTA”. La soluzione è stata adottata anche per evitare di percorrere facili strade quali, la riproposizione in chiave contemporanea del porticato di collegamento alla Villa (elemento di secondaria importanza, costruito successivamente e slegato da moduli e altri segni forti) o l’utilizzo degli assi principali del parterre laterale (altra preesistenza di livello inferiore). Altro segno forte tenuto in considerazione è il secondo percorso del giardino aulico, questo, prolungato idealmente al di sopra della nuova manica, dà forma ad un cannocchiale visivo verso la città.

In ultima analisi, osservando quelle che erano le poche tracce storiche rimaste si è deciso di utilizzare la pianta dell’antico palazzo Chiablese per definire le volumetrie del secondo piano.

Attraverso metodologie di scomposizione architettonica, i nuovi pieni volumetrici sono stati inseriti in corrispondenza degli antichi vuoti, rappresentati dai cortili interni del palazzo. La forma del nuovo edificio è così facilmente sintetizzabile da pochi elementi ben caratterizzati.

© Davide Capellero, Pietro Bongiovanni

Il primo volume, compatto, rivestito in pietra, assume quasi l’aspetto di un massiccio muro di contenimento della collina. Questo ingloba l’esistente centrale tecnologica e accoglie inoltre le aree destinate agli spazi espositivi e per il personale. Mentre il secondo volume, che ospita i servizi di accoglienza, si presenta in vetro ricoperto da una pelle traforata, ricercando un rapporto più diretto con il giardino e il paesaggio circostante. La membrana permette di far confluire luminosità all’interno del nuova manica e ne alleggerisce il prospetto sul parterre. La scelta del materiale da utilizzare è ricaduta sul Cor-Ten, vista la sua elevata integrazione con l’intorno. Questa conferma l’idea di fondo, che ispira tutto il progetto e che vuole operare un intervento rispettoso della qualità formale del contesto aulico, delle sue complesse geometrie e dei suoi materiali, capaci di perdurare nei secoli.

© Davide Capellero, Pietro Bongiovanni

I servizi di caffetteria e ristorazione sono ospitati al secondo piano in due volumi distinti, uno pieno e l’altro vuoto, accomunati dal materiale che li ricopre. Nel primo vengono utilizzate pannellature di vetro acidato mentre nel secondo traslucide. Un tetto verde collega idealmente e visivamente la nuova manica al giardino retrostante coronando il tutto. La struttura, nell’ottica dell’ottimizzazione dei costi combina elementi di carpenteria metallica. L’edificio adotta e fa propri alcuni criteri di massima relativi al risparmio energetico e definiti da meccanismi di controllo climatico passivo.

I percorsi interni si articolano attraverso delle passerelle che definiscono i differenti itinerari di visita. La rampa esterna già esistente, permetterà l’accesso agli spazi di ristorazione indipendentemente dagli orari di apertura della Villa.

…continua alle pagine 2 e 3 (clicca sotto)

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