Scalo Vanchiglia

© studio mg2

Costruire un nuovo sistema insediativo

Il progetto dello Scalo Vanchiglia è parte della costruzione di un brano significativo di città attento a superare un desueto rapporto di separazione e indifferenza tra infrastruttura, forma e funzione urbana, definito da recinti, cesure ed interruzioni, assi urbani interrotti, aree abbandonate, in cui il disegno dell’infrastruttura rimane spesso indifferente e non relazionato con il contesto. La proposta conferma il telaio urbano già prefigurato dagli studi preliminari: la nuova via Regaldi, la trama minuta definita dalle piccole manifatture e quella più ampia delle cinte militari, la gerarchia degli elementi strutturanti, viene ridefinita nei suoi caratteri e tradotta in linee guida per il progetto. La trama degli isolati a maglia rettangolare si integra con un sistema radiale di portata territoriale derivato dalle direttrici extraurbane. Il processo di integrazione tra le infrastrutture (nuova linea 2 di metropolitana, rinnovata trama viaria, parco urbano) ed il nuovo progetto insediativo ha nella definizione qualitativa e formale dello spazio pubblico l’elemento centrale del progetto.

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Il progetto ricerca una nuova e rinnovata qualità della vita urbana capace di articolarsi nelle pluralità delle funzioni previste; aggiorna l’integrazione tra natura e città, espande il parco all’interno del tessuto consolidato ripensato per accogliere questo rapporto.

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La proposta insediativa si dispiega in termini tipologici lungo la fascia di intersezione tra la città e il parco: il modello dell’isolato aperto si compenetra con una sequenza ininterrotta di fasce verdi; dal parco, nella città, superando la via Regaldi.

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La soluzione planimetrica deriva dalla sovrapposizione di due figure: la trama più regolare, sulla quale si articolano i volumi, si adagia sul disegno al suolo del parco che entra nella città; alterna materiali e tipologie di superfici differenti, e definisce nuove centralità e piazze, alle stazioni della metro e ai servizi che si affacciano sul parco al piede dei nuovi basamenti. Le tre stazioni della linea 2 assumono il ruolo di “magneti urbani” con attività commerciali, pubblici esercizi, servizi pubblici e privati. Per la circolazione l’obiettivo di qualità urbana viene perseguito con strategie e azioni coordinate: da un ricercato confronto tra le trame viarie esistenti incardinate sull’asse di via Bologna e la loro ricucitura e “riammagliamento” con il prolungamento della Via Regaldi e con il grande viale di corso Regio Parco. Questo assume un rinnovato ruolo di asse di scorrimento, pur garantendo continuità al parco mediante sovrappassi “verdi” sulla via Cimarosa e sulla via G. Pacini.

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L’“area di concentrazione edilizia” lungo l’asse di via Regaldi ha, verso il parco, una profondità di 60 m. rispettando la fascia di vincolo cimiteriale; questa viene ridotta a 100 m. per la localizzazione di alcune strutture di interesse collettivo nei “pontili urbani”, parte del basamento degli edifici che si protendono verso il parco con rampe e discese inerbite. Nei “pontili” sono localizzati un centro commerciale, una palestra con fitness e piscina, un centro anziani, ambulatori ASL, biblioteca, asilo e, nella parte nord est, il nuovo polo di servizi universitari con il centro sportivo ed altre strutture.

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Credits

  • progetto > Picco Architetti (capogruppo); studio mg2, +STUDIO architetti associati, Daniele Baiotto, Marcello Maina, Elena Bielli
  • consulenti > Flavio Pollano, Giorgio Brocca (paesaggio); quattrolinee (grafica e video)
  • collaboratori > Ricardo Avella, Alessa Meier, Ariadna Weisshaar, Francisco Garcia, Victor Teran, Giuliana Foglia Franke, Antonio Fatibene, Sara Musso, Fabrizio Soldano, Giuseppe Tuttobene
  • localizzazione > Torino
  • tipologia > masterplan
  • cronologia > 2010
  • esito > progetto menzionato, secondo classificato
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